I MURI A SECCO

Sull’altopiano delle Murge natura e storia si sono compenetrate per secoli fino a produrre un originale paesaggio agrario, connubio di valori paesaggistici, naturalistici, archeologici e storico-culturali.
Tra le dune calcaree si dispongono e si confondono, senza distonie con l’ambiente circostante, gli elementi che costituiscono il complesso e articolato sistema dei manufatti rurali: chilometri di muri a secco, tratturi, trulli, cisterne per la raccolta delle acque, masserie da campo e per l’allevamento degli ovini, casali e castelli, e ancora aree e siti di grande interesse archeologico, testimoni di forme di organizzazione territoriale antiche e differenti, segni visibili delle varie culture che nei secoli si sono succedute.
I muretti a secco hanno da sempre accompagnato e contraddistinto le varie fasi di insediamento umano sul territorio e i contemporanei processi di messa a coltura dei suoli.
E’ tuttavia a partire dal XVI secolo che questo ordito comincia a farsi più fitto, quando ha inizio un più consistente processo di specializzazione funzionale delle terre e di frammentazione della proprietà.
Passando alla rete di muretti a secco non si può fare a meno di considerare che, malgrado la precarietà strutturale, ogni macera è un'opera ricca di messaggi e significati per ciò che rappresentanello spazio e nel tempo in rapporto alla cultura che l'ha costruita.
Con la costruzione in pietra a secco, "il segno di definizione spaziale proprio dell'arechitettura si estende al territorio" (A. Ambrosi, "L'architettura in pietra a secco", Fasano 1990), seppur affidato a un supporto precario, destinato col tempo, se non oggetto di continua manutenzione, a confondersi con la natura, a diroccarsi facilmente, quasi a simboleggiare "la fissità e la precarietà" (A. Ambrosi, "L'architettura in pietra a secco", Fasano 1990) dei confini che delimita.
L'analisi del contesto culturale e del ciclo produttivo della costruzione in pietra a secco dimostra l'avvenuta realizzazione dei manufatti attraverso spostamenti e accumuli di materiale lapideo e la stretta relazione tra la loro funzione e il terrreno su cui sorgono.
Indipendentemente dalle diverse funzioni di queste strutture, esse infatti sono spesso pensate come depositi degli stessi materiali lapidei, per cui l'operazione della posa in operadi pietre a secco per erigere muri e ripari può essere vista come una accumulazione, che a seconda dei casi appare disordinata e fatta per getto, oppure ordinata e fatta per stratificazione o ancora strutturata.

 

Più di recente, il rifacimento e la manutenzione dei muri a secco è stato sostenuto economicamente dal regolamento 2078/92. In questo caso, era difficile reperire in loco maestranze che fossero in grado di fare tali opere a costi adeguati all’importo del contributo. Tale domanda è stata adeguatamente soddisfatta da lavoratori albanesi che, prima in maniera disorganizzata, e poi creando delle regolari imprese, hanno realizzato la maggior parte delle opere che oggi vediamo sul territorio murgiano. Si tratta di un interessante esempio non solo di mobilità e osmosi tecnico-culturale, ma anche e soprattutto di integrazione sociale, tema quest’ultimo di grande attualità e interesse in un’area di confine come la Puglia (nota della redazione).

TEMI GENERALI
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Foto: Archivio Colori della Murgia