Marino Cervone d'Urso

Sfida alla vita!

Ogni giorno un’alba! Solitario ho girovagato per il mondo nel tentativo di carpirne il segreto, l’anima per ritrovarvi riflessa la mia!
Noi tre fratelli eravamo ancora bambini allorché scoppiò la guerra.
La mamma mi lasciava spesso nelle braccia del cocchiere che mi cullava e cantava finché non mi fossi addormentato sul suo grembo.
Noi tre fratelli portavamo i capelli lunghi con una frangetta sulla fronte…
Allorché la Mamma chiese al barbiere di tagliarli, il nostro Papà si rifiutò di vederci. I suoi pulcini avevano ormai preso le sembianze di piccoli uomini!
I cani, i cavalli, i boschi e la vastità degli orizzonti delle colline della nostra Murgia costituivano l’ambiente in cui io trovavo un respiro , un calore ed anelito di vita!
Cadute da cavallo, ginocchia e testa spesso insanguinati…, spostamenti senza fine in sciarretta (calesse) lungo un tratturo antico, con un fucile a fianco mentre un cane ci seguiva cacciando nei terreni vicini….
Le nostre masserie, fatte di roccia e sole. I canti dei contadini alla sera sull’aia, prima di addormentarsi nelle mangiatoie dei cavalli per trovarvi un po’ di tepore.
La pignatta di lenticchie che cucinavano fra un filo di fumo in un angolo della stalla.
E d’inverno, le cameriere indaffarate ad accendere la carbonella nei bracieri….
Ed il nostro Marco, il vecchio asino, che faceva da “re” nella maseria di Ceraso, in mezzo ad un branco di giumente selvagge e voluttuose….. Era capace di inginocchiarsi o di sferrare calci per non farci montare a cavallo, ma anche di riportarci a casa in piena notte per sentieri misteriosi…..
Nella vicina caserma, i soldati in procinto di partire per il fronte greco; il mesto “silenzio” suonato dal trombettiere per segnare la fine di un giorno; gli allarmi notturni e le fughe per i campi ....
Mi divertivo spesso a lanciare sassi al disotto dei camion tedeschi. Una volta una pietra colpì la carrozzeria di un camion facendo un gran fragore. Un soldato mi inseguì fino al nostro giardino.
Col passar degli anni sopravvenne l’occupazione degli alleati… ed io passavo il tempo con i soldati inglesi…. Mia madre ignorava ove io mi trovassi. Un giorno suonai l’allarme installato su un’auto-blindata per vedere i soldati fuggire in cerca di riparo…

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E poi il collegio presso i Padri Barnabiti, le visite settimanali dei miei cari, il latino e greco ripassati durante le sante messe quotidiane; i finti mal di testa per evitare la lezioni di filosofia…; le fughe segrete in dormitorio per assaporare le ciliegie ed i dolcetti degli amici.
Le partite di calcio, le punizioni, i primi sguardi furtivi alle ragazze, i primi palpiti del cuore….
E poi di nuovo a casa, fra cavalli, cani e fucili; gli orizzonti vasti come il cielo delle nostre Murgie ed a sera l’intimità di un focolare, una cena frugale, alla luce di un lume a petrolio….., di una candela…, per illuminare l’oscurità, la solitudine ed il sogno di un domani…
Nel frattempo sopravvennero gli anni ruggenti del comunismo, degli scioperi, delle occupazioni di terre e delle uccisioni di alcuni proprietari terrieri. L’odio della classe contadina nei riguardi dei “signori” avvelenava gli animi! Un’altra classe di nuovi ricchi e di speculatori senza scrupolo stava sorgendo…sulle rovine del passato.

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Gli anni passavano in fretta; Ero ormai grande; avevo conseguito brillantemente il diploma liceale ed ero pronto a spiccare il salto nella vita!
Avei voluto entrare in Accademia Navale malgrado l’opposizione di mio padre…. Ma fui costretto a desistere e fu soltanto all’ultimo minuto! Seppi più tardi che, se avessi sostenuto l’esame di concorso, si era già provveduto a raccomandare una mia solenne “bocciatura”…!

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E dal collegio dei Padri Barnabiti, mi trovai improvvisamente paracadutato in un Casa Internazionale in quel di Roma.
New York, Stoccolma, Oslo, Rio o Madrid, sembravano città sfavillanti e piene di luci, di interrogativi, pronte a dare risposte alla mia sete di conoscere e di vita!
L’intero mondo mi sembrò ad un tratto a portata di mano coinvolgendo il mio intero essere e la mia immaginazione.
E ben presto ebbi occasione di incontrare ragazze affascinanti, portatrici di un sogno, di una speranza nel cuore! Compagne di studi e di festini…che mi prendevano per mano portandomi verso altri mondi; il loro abbraccio e le loro lacrime nel momento dell’addio, mi facevano sentire cosa viva aprendo altrettanti orizzonti di Paesi lontani, di altre società, di modi diversi di pensare e agire, in un mondo di sentimenti avvolto in una luce trasparente e pura!
I libri di legge si riempivano spesso della sabbia del lido romano, come le sere si riempivano di musica e di stelle!
Ma tornato a casa, riprendevo il mio ruolo di sempre, del giovane “Signore”, che preferiva eclissarsi con tutti i suoi sogni in una masseria in compagnia di un cavallo, un cane ed un fucile!
L’affetto dei miei cari, la loro presenza e l’attaccamento per la nostra terra colmavano il vuoto amaro lasciato da una carezza amica, da un sogno d’amore sfumato nella nebbia di un Paese freddo e senza vita.

Il signore di campagna

In un’Italia di staterelli, il signore di campagna, o “country gentleman”, era una figura tipica, rapresentativa di una certa classe sociale il cui mondo e` rimasto pressoche` intatto fino al dopo-guerra. Il signorotto era pieno di sussiego, compiaciuto di quanto aveva attorno, della sua famiglia, del suo stato sociale, delle sue proprieta` e delle sue parantele.
Il signore di campagna viveva in un alone di sicurezza economica godendo del rispetto e stima del paese. Il palazzotto, la villa, le grandi tavolate colme di ogni ben di Dio e le vacanze annuali in campagna o al mare rappresentavano l’invalicabile frontiera della sua esistenza, oltre la quale esistevano altri orizzonti, confusi, freddi, estranei. E soltanto entro i limiti dei suoi confini si sentiva in realta` “ signore e padrone “ !
La melodia dolce e melanconica di un violino echeggiante nei vicoli del quartiere antico del proprio paese, l’opera suonata dalla banda locale in occasione delle ricorrenti festivita`, le interminabili processioni culminanti con i fuochi d’artificio, la declamazione dei versi di poeti famosi, riempivano il cuore e le giornate delle menti piu` illuminate.

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Per quanto riguarda la mia persona, la mia sete di consocere il senso della vita, mi hanno probabilmente indotto a prendere le vesti di ribelle, di sovvertitore di uno stato di cose fermo nel tempo! Malgrado tutto, non ho mai mancato di portare comunque per il mondo le tradizioni ed i valori del mio paese natio e della mia famiglia, comportandomi sempre da “signore”!
Pur penetrando col cuore e l’intelletto nella societa` dei Paesi che mi hanno ospitato, una volta ritornato a casa, ho ripreso il mio ruolo di sempre!
Col passare degli anni, ho poi continuato ovunque a riflettere il mondo antico della mia giovinezza e del mio paese, improntando sempre la mia attività ad un senso di bontà ed onestà, valori che mi hanno dato quell’energia vitale necessaria per affrontare pericoli ed ostacoli di ogni genere al fine di avvicinarmi a quanti hanno avuto bisogno del mio aiuto e della mia parola.

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