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La Murgia è un un'area della Provincia Nord di Bari, vasta circa 100.000 Ha, e che si estende tra la Fossa Bradanica e le depressioni vallive che si adagiano verso la costa adriatica. Fa parte di un sistema più ampio che si estende dalla Valle dell’Ofanto fino all’insellatura di Gioia del Colle, generalmente indicato come Murge Nord-Occidentali. Dal punto di vista altimetrico, non si riscontrano grosse differenze; si va, infatti, da quote minime di 340 m s.l.m. del versante nord-orientale ai 679 m s.l.m. di Monte Caccia. Dal punto di vista geologico, la Murgia è prevalentemente formata da calcari compatti delle unità litologiche dei Calcari di Bari e di Altamura, formazioni del Cretaceo (da 200 a 64 milioni di anni fa), il cui spessore può raggiungere fino a 3.000 m . Gli insediamenti urbani, nelle loro piante originarie, circondano questo territorio senza mai invaderlo, diramando in esso solo gli agri dai confini assai frastagliati. Salendo dalla Costa Adriatica, attraversando i Graben delle Murge Basse e Alte, si trova un paesaggio disegnato essenzialmente da oliveti, mandorleti e vigneti. I terreni che hanno colmato queste depressioni sono la sede ideale per produzioni di pregio, la qualità delle quali è la combinazione sinergica di clima arido, forti insolazioni e ottimale natura chimico-fisica del suolo. Nel salire di quota, tale assetto agrario sfuma nelle macchie di boschi di quercia e quindi nel paesaggio più propriamente murgiano. Salendo invece dalla Fossa Bradanica, il passaggio è decisamente più brusco, come più brusco è il salto di quota che, superato un costone di roccia affiorante e carsificata, si apre in un paesaggio tabulare, parzialmente interrotto dalla presenza di emergenze carsiche superficiali, quali puli, doline e lame. Il clima è tipicamente mediterraneo, caratterizzato da buone piogge nell’autunno-inverno, scarsa piovosità primaverile, trascurabile o nulla nel periodo estivo. In media, la piovosità si aggira intorno ai 600 mm/anno, con oscillazioni nell’ambito regionale e nell’annata, e concentrazione autunno-vernina, per cui il clima può definirsi ad estate caldo-arida. Le piogge sono concentrate nel periodo autunno-invernale con un massimo a novembre-dicembre. I valori medi annuali oscillano tra i 578 mm/anno di Altamura ai circa 700 mm/anno di Santeramo. Le precipitazioni nevose non sono presenti tutti gli anni e si concentrano sopra i 500 m slm. Per quanto riguarda la temperatura, la media annua è intorno a 15.8°C, con variazioni da un minimo di 8.7°C nei mesi più freddi, ad un massimo di 22.8°C in quelli più caldi. Il verificarsi di gelate non è molto frequente, nel periodo compreso tra fine novembre e fine marzo; temperature elevate, anche superiori a 30°C, si verificano in piena estate. |
L'interazione complessa tra uomo, pietra e acqua è una delle chiavi di lettura più efficaci del territorio murgiano. Un ambiente arido, nel quale le scarse acque di pioggia penetrano in profondità, senza formare né fiumi né laghi. Eppure queste acque scolpiscono continuamente le pietre in superficie e nel sottosuolo. E’ il fenomeno del carsismo, senza il quale questo territorio non ci apparirebbe così. Campi carreggiati composti da gruppi fitti di pietre affioranti, ma anche grandi cavità scavate in profondità e che comunicano con la superficie attraverso le aperture degli inghiottitoi. Tali ampie cavità, dall’aspetto orrido, hanno stimolato nei secoli la fantasia dell’uomo, il quale ha spesso immaginato che in esso ci fossero presenze diaboliche e maligne. Di qui l’origine di molti toponimi, spesso legati a miti e leggende create dalla percezione che l’uomo stesso aveva di questi posti così desolati. Ed è ancora l’acqua, con la sua scarsità, che disegna l’aspetto della vegetazione. Le forme basse e globose, l’estrema tomentosità, la secrezione di oli essenziali, le radici profonde e di lunghezza sproporzionata rispetto alla chioma; tutti caratteri senza i quali sarebbe impossibile assorbire la poca acqua disponibile e trattenerla per non disidratarsi. L’uomo ha assecondato il clima e la morfologia di questo ambiente. Ha coltivato le lame, nelle quali si accumula il terreno che residua dal processo di carsificazione della pietra. Ha utilizzato i crinali come pascoli, dove possono crescere solo piante erbacee spontanee e arbusti bassi come il perazzo e il mandorlo selvatico. La pietra, elemento basilare di questo territorio, è stata utilizzata per costruire muri a secco, trulli e jazzi. Quelle stesse pietre, esposte alla rigidità delle condizioni atmosferiche, sono state colonizzate e colorate dai licheni, assumendo quel tipico aspetto naturale ed austero che ne fa percepire, oggi più che in passato, il senso di naturalità. |
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La posizione geografica della Murgia, oltre alla sua conformazione geomorfologia, le conferiscono caratteristiche assimilabili a quella di “un’isola”. Un’isola climatica, caratterizzata da accentuata ventilazione, estati secche ed inverni spesso rigidi; ma anche un’isola paesaggistica, se si pensa al confronto brusco con la costa adriatica, con i suoi centri urbani congestionati, o con la Fossa Bradanica. Da una persona che vi si reca per la prima volta questo territorio sarà percepito, probabilmente, come un luogo aspro e brullo (…). Eppure l'Alta Murgia nasconde un paesaggio straordinario. Innanzi tutto lo spazio: la cui percezione è senza confini nè ostacoli, e perciò 'visibile' in ogni direzione. Basta percorrere una qualsiasi strada che attraversi l'Alta Murgia oppure andare a piedi dovunque sull'altopiano, per rendersi conto della particolare configurazione spaziale che garantisce ancora, tra l'altro, il diritto alla 'solitudine', bene sempre più raro e prezioso nella nostra congestionata società (P. Castoro – www.altramurgia.it). Un paesaggio che, prima ancora che naturale, occorre definire “Culturale e Sociale” se si pensa a quanto tutto questo sia connesso con la Storia dell’uomo di questi luoghi, in costante equilibrio dinamico con l’ambiente fisico e biologico.Ne sono testimonianza la lunghissima rete di muri a secco, gli jazzi, le masserie, i trulli e le casedde. E, ancora, gli antichi terrazzamenti e le specchie, segni dello sforzo e dell’interesse verso lo sfruttamento della terra, risorsa preziosa in un lungo periodo della Storia del Meridione, nel quale la produzione di alimenti era un bisogno imprescindibile. Una delle descrizioni più efficaci di questo fenomeno di percezione congiunta, paesaggistica e antropica, è quella che Tommaso Fiore (1884-1973) fa nella sua Lettera a Gobetti del 1925, in cui scrive: “…mi chiederai come ha fatto questa gente a scavare ed allineare tanta pietra. Io penso che la cosa avrebbe spaventato un popolo di giganti. Questa è la murgia più aspra e più sassosa; per ridurla a coltivazione facendo le terrazze… non ci voleva meno della laboriosità d’un popolo di formiche”. |
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Lo storico francese Fernand Braudel scriveva “Il Mediterraneo non è un paradiso gratuitamente offerto per il piacere degli uomini. E’ stato necessario costruire ogni cosa, spesso con più difficoltà che altrove (Il Mediterraneo – Ed. Newton Compton, 2002). Si tratta di una affermazione di grande efficacia e perfettamente adatta ad un territorio, come quello dell’Alta Murgia, geograficamente incuneato e in forte osmosi con il complesso sistema di culture e di ambienti quale è il Mediterraneo. In questo luogo più che altrove, la storia è stata fatta dagli “uomini” più che dai “grandi uomini” e sono proprio questi che ci hanno consegnato un territorio nel quale "natura" e "artificio" si incontrano fino a confondersi. Pur essendo il sistema ambientale dell'Alta Sull'Alta Murgia uno dei più importanti in tutto il mediterraneo, questo non si potrà percepire in maniera disgiunta dalla rete di manufatti in pietra a secco che si estende per tutto il territorio. Il tutto a testimoniare il rapporto di "passione", ma anche di "conflitto", tra l'uomo e questo ambiente: fatto che ha da sempre ha accompagnato la storia del paesaggio murgiano e che ancora adesso continua ad animare polemiche, dibattiti e passioni. Questa consapevolezza, accanto a quella di dover invertire un pericoloso processo di marginalizzazione e degrado, porta persone appartenenti a diversi movimenti politici e civili a cominciare a discutere dell’Alta Murgia in chiave propositiva, sin dai primissimi anni ’80. Tali dibattiti sfociano nell’idea di istituire il Parco dell’Alta Murgia. Tale idea viene concretizzata nel 1990 con un Disegno di Legge (n. 2549) a firma di 18 Senatori della Repubblica appartenenti a schieramenti politici trasversali. Il Disegno di Legge trova un parziale recepimento nella Legge Quadro sulle Aree Protette (394/91). In detta Legge, l’Alta Murgia viene considerata “area di particolare pregio ambientale” e pertanto considerata eleggibile ad essere inserite nei futuri piani triennali ai fini dell’istituzione di nuovi parchi. Solo nel 1998 il Parlamento approva la Legge n. 426 la quale, all’articolo 2, comma 5 afferma: “Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero dell’Ambiente, di intesa con le Regioni interessate e previa consultazione dei Comuni e delle Province interessati, sono istituiti i Parchi nazionali dell’Alta Murgia…….”. Per l’Alta Murgia, l’intesa tra Ministero dell’Ambiente e Regione Puglia viene ratificata il 2003 (ai sensi della legge n. 496 del 9 Dicembre 1998 – Nuovi interventi in campo ambientale) con la Delibera Regionale n. 290 del 25 marzo. Viene individuata una superficie pari a 67.739 Ha, meno vasta rispetto ai circa 90.000 Ha dei quali si era discusso negli anni precedenti.
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