Le foreste artificiali di conifere sono state piantate a partire dagli anni trenta, dopo la grande alluvione che coinvolse la città di Bari, allo scopo di stabilizzare idrogeologicamente i pendii delle murge e per preparare il terreno alla ricrescita spontanea delle piante autoctone (Roverella). Sono composti principalmente da pini d’Aleppo (Pinus halepensis), pini radiati (Pinus insigne), cipressi (Cupressus sempervirens) e cipressi dell’Arizona (Cupressus arizonica). In alcuni di essi non è difficile incontrare lo spaccasassi (Celtis australis) o il leccio (Quercus ilex).

I rimboschimenti, per alcuni, rappresentano un danno sia per l’impatto paesaggistico ed ecologico, che per la distruttività delle tecniche di impianto per gli affioramenti carsici superficiali. In ogni caso rappresentano anch’essi un ottimo habitat riproduttivo per diverse specie fungine, vegetali ed animali. Hanno, inoltre, un enorme valore ricreativo riducendo la pressione antropica sui boschi naturali.

Come i boschi naturali di roverella anche i rimboschimenti, da alcuni anni, pagano lo scotto di una scarsa manutenzione da parte degli enti preposti e l’assalto antropico poco controllato: da alcuni anni, infatti, si assiste alla raccolta insensata di quintali di morette (chiamati chiodini, Tricholoma terreum) e lattari (Lactarius vinosus) con rastrelli e altri strumenti distruttivi per il substrato di crescita.

Tra le specie che si possono trovare nei rimboschimenti citiamo :

  • la moretta (Tricholoma terreum) chiamata dai locali chiodino, da non confondere con il ben più famoso chiodino che cresce a gruppi sulle ceppaie degli alberi; è un buon commestibile, gode di una fama forse non meritata, risulta ottimo sottovetro alla condizione di essere ben nettato dagli aghi di pino che rovinano le preparazioni;
  • i lattari o sanguinelli (Lactarius  sanguiflus, semisanguiflus e vinosus), fanno parte del gruppo del Lactarius deliciosus, sono buoni commestibili da preparare sulla graticola e anch’essi sono preda di caccia insensata e illimitata; sono facilmente riconoscibili per l’emissione di un lattice arancio o rosso vinoso che all’aria diventa verde;
  • il fungo viola (Lepista sordida), commestibile non eccellente, da mischiare con specie più pregiate;
  • russule a carne pepata (Russula torulosa ed altre), raccolte e ampiamente consumate, sono commestibili mediocri dopo prolungata cottura, senza comunque perdere una leggera tossicità;
  • vari Boleti a pori gialli del genere Suillus (Suillus collinitus e leptopus), mediocri per la carne viscida e il sapore insignificante;
  • vari prataioli (Psalliota arvensis ed altri), come i prataioli coltivati sono ottimi commestibili molto profumati se giovani, da evitare se maleodoranti o molto ingiallenti al piede del gambo (Xanthodermacee).

Queste sono le specie più interessanti ma non è difficile incontrare anche diversi tipi di vesce (Lycoperdon sp. e Bovista sp.), clitocybe di piccola taglia, i curiosi Phallus impudicus e fungo lanterna (Clathrus cancellatus) e tanti altri.