Le foreste artificiali di conifere sono state piantate a partire dagli anni trenta, dopo la grande alluvione che coinvolse la città di Bari, allo scopo di stabilizzare idrogeologicamente i pendii delle murge e per preparare il terreno alla ricrescita spontanea delle piante autoctone (Roverella). Sono composti principalmente da pini d’Aleppo (Pinus halepensis), pini radiati (Pinus insigne), cipressi (Cupressus sempervirens) e cipressi dell’Arizona (Cupressus arizonica). In alcuni di essi non è difficile incontrare lo spaccasassi (Celtis australis) o il leccio (Quercus ilex). I rimboschimenti, per alcuni, rappresentano un danno sia per l’impatto paesaggistico ed ecologico, che per la distruttività delle tecniche di impianto per gli affioramenti carsici superficiali. In ogni caso rappresentano anch’essi un ottimo habitat riproduttivo per diverse specie fungine, vegetali ed animali. Hanno, inoltre, un enorme valore ricreativo riducendo la pressione antropica sui boschi naturali. Come i boschi naturali di roverella anche i rimboschimenti, da alcuni anni, pagano lo scotto di una scarsa manutenzione da parte degli enti preposti e l’assalto antropico poco controllato: da alcuni anni, infatti, si assiste alla raccolta insensata di quintali di morette (chiamati chiodini, Tricholoma terreum) e lattari (Lactarius vinosus) con rastrelli e altri strumenti distruttivi per il substrato di crescita.
Tra le specie che si possono trovare nei rimboschimenti citiamo :
Queste sono le specie più interessanti ma non è difficile incontrare anche diversi tipi di vesce (Lycoperdon sp. e Bovista sp.), clitocybe di piccola taglia, i curiosi Phallus impudicus e fungo lanterna (Clathrus cancellatus) e tanti altri. |