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Le "specchie" sono tra le strutture più caratteristiche del paesaggio murgiano. Si tratta di cumuli di pietre ammassate in maniera casuale o addirittura ordinata al fine di ottenere strutture abbastanza alte a pianta non troppo espansa. La funzione di tali costruzioni rudimentali è ancora oggi non completamente chiarita. Certamente esse rispondevano all'esigenza di allontanare le pietre superficiali dai coltivi o dai pascoli. Molte di queste si utilizzavano per la costruzione di veri e propri manufatti (trulli, muri a secco ecc.); le pietre di scarto si ammassavano fino a formare le "specchie". Alcuni studiosi avanzano ipotesi secondo le quali tali cumuli servivano da punti di osservazione; da cui deriverebbe il loro nome: specula = vedetta. Un'ipotesi di sicuro fascino è quella che le specchie funzionino da "condensatori di umidità". Gran parte dell'ingegno agronomico dei coltivatori e allevatori delle murge è stata da sempre rivolta alla lotta nei confronti della scarsa piovosità di questo territorio. La presenza delle specchie, così come dei muri a secco e dei trulli, faceva si che parte dell'acqua evaporata dal terreno si ricondensasse sulle pietre e non andasse persa. In ogni caso, possiamo senza dubbio affermare che, pur nella loro modestia, le specchie ormai fanno parte integrante del sistema murgiano. Esse costituiscono l'ulteriore dimostrazione che, tale sistema, va sempre letto in chiave del lunghissimo rapporto attività umana-caratteristiche del territorio.
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